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kartch
das kleine k in dem großen B - und sonstwo


Diario


27 ottobre 2009

Morto un papa

È morto kartch. Viva kartch.




permalink | inviato da kartch il 27/10/2009 alle 21:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


19 ottobre 2009

Cose inaudite 2

Gentile Kartch,
ho parlato con l'amministratore del suo pagamento e come le anticipavo per telefono, in estate diversi pagamenti si sono accumulati e quindi l'amministrazione dovrà suddividerli un po' cercando di rimettersi in paro. Per questo prevediamo che saremo in grado di provvedere al saldo del suo compenso nei pagamenti del mese di novembre, che l'amministrazione effettua durante l'utlima settimana del mese. 
Un saluto cordiale,

                        ...

"l'ultima settimana" di quale mese? Di novembre? Mi sta dicendo che il pagamento va a dicembre?

                        ...

Dato che la nostra amministrazione gestisce diverse aziende, concentra i pagamenti alla fine di ogni mese. Il pagamento del suo compenso è nel budget dei pagamenti di novembre, che la nostra amministrazione effetuerà l'ultima settimana del mese di novembre.
Rimanendo a disposizione per qualunque ulteriore chiarimento, le invio un saluto cordiale.




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23 settembre 2009

Cose inaudite

Gentile Kartch,
l'amministrazione effettuerà nei prossimi giorni i pagamenti di settembre. Tuttavia non posso ancora confermarti che riusciranno a provvedere al saldo della tua traduzione perché si sono accumulati diversi pagamenti da fine agosto e non sanno ancora se il budget di questo mese ci permetterà di far fronte a tutti i pagamenti. Spero di poterti far sapere di più quanto prima.
Un saluto cordiale,
Gremilde




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6 settembre 2009

Stagno

 

 

Il padre di K si avvicina alla scrivania dove K sta lavorando. K si volta verso il padre di K.

K: tutto bene?
Padre di K: sì sì.

K torna a guardare lo schermo, l'ultima parola che ha scritto è stagno. Il padre di K non se ne va.

K: vuoi un tè? Hai bisogno di qualcosa?
Padre di K: no no.

K torna con gli occhi sullo schermo. Era rimasto a stagno, a quanto sembra. Il padre di K rimane lì.

K riassume al padre di K: siamo tornati perché eravamo un po' stanchi, così ci potevamo riposare prima di uscire per cena. Ma poi io ho scoperto che dopotutto non ero troppo stanco, così ho pensato di approfittarne per tradurre qualche riga.
Il padre di K: tossisce.

K, stagno. Il padre di K, stagno.

K: Sto lavorando.
Il padre di K: fai fai.

K, monitor. Il padre di K, scrivania di K. Il padre di K individua sulla scrivania il biglietto Ryanair con cui lui ripartirà domani.

Il padre di K: questo è il mio biglietto?
K: sì.

Il padre di K si mette a leggere il biglietto Ryanair.
Legge le "informazioni importanti". K fissa lo stagno. Il padre di K legge le "informazioni sui bagagli". Lo sguardo di K probabilmente sta bruciando qualche pixel in corrispondenza della parola stagno. Il padre di K legge le "informazioni per passeggeri con mobilità ridotta". K appoggia i gomiti sulla scrivania, il mento sulle mani, dà un’occhiata all'orologio in basso a sinistra sullo schermo. Segna le 19:15.

K: non è che hai già fame?
Il padre di K, trasalendo dalla lettura dei propri dati anagrafici: Eh?
K: chiedevo se hai già fame.
Il padre di K: no no.
K cerca di strutturare: avevo capito che fossi leggermente stanco. In fondo abbiamo camminato tutto il giorno. Perciò siamo tornati a casa a riposare un po'. Tra poco dobbiamo uscire di nuovo, ci sarà da camminare ancora. Magari se ti sdrai a leggere un'oretta... dopo sei più fresco e possiamo uscire a mangiare tranquilli.
Il padre di K: non sono stanco.
K: Siamo stati insieme tutto il giorno. Ci serve una pausa. È da stamattina che camminiamo. Secondo me è meglio se ti sdrai una mezz'oretta. Leggi un po' il giornale, fai due parole crociate, non ti sto mica dicendo di dorm...

Il padre di K rutta. Emette una sequenza di piccoli rutti trattenuti, li fa brillare nella faringe come mine di profondità. Rutti ventriloqui. K si alza meno di scatto che può e va in bagno. Chiude la porta, si siede sul bordo della vasca, guarda il soffitto. Appoggia i gomiti sulle ginocchia, il mento sulle mani, abbassa lo sguardo a terra. Davanti al water c'è una chiazza nera. Sono impronte delle suole del padre di K che hanno pestato gocce di urina che il padre di K ha fatto cadere sul pavimento.

K è tentato di mettersi a pulire il bagno, ma sa che non ha senso: il padre di K partirà domattina alle sette. No, fino ad allora non ha senso. No, non ha senso. Non deve farlo ora. Non avrebbe senso. Meglio domani.

K bagna della carta igienica e la passa sulle piastrelle davanti al water. Le impronte nere si spalmano in aloni grigi. A K sale un leggero senso di nausea. K getta la carta igienica nel water, tira l'acqua, si lava le mani. Esce dal bagno, va in cucina, prende da sotto il lavandino un detersivo a caso - è il prodotto per pulire i vetri - e un rotolo di scottex. Si alza, si gira verso la porta e vede passare il padre di K, diretto in bagno. K rimane in piedi in cucina con il prodotto per pulire i vetri nella destra, il rotolo di scottex nella sinistra. In cucina inizia a far buio. Le braccia di K si distendono piano verso il basso. K posa quel che ha in mano sul lavandino, torna alla scrivania.

Stagno.

Qualche minuto dopo il padre di K esce dal bagno e lo raggiunge alla scrivania.

K: sì?
Il padre di K: stavo pensando. Sono stanco, magari stasera non usciamo?
K: sono un po’ stanco anch’io. Dai, vieni di là a tenermi compagnia, che ci cucino qualcosa.

 

 




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24 agosto 2009

Vogel als Prophet

L’altro giorno all’improvviso una luce di zinco, un ululare di dinamo nel profondo di qualche stiva lontana e l’immediata agitazione del clown triste facile al panico che è la robinia del mio cortile. Vado in cucina a chiudere la finestra prima che il temporale di vento mi spacchi un vetro.

Mentre sto accostando i battenti vedo un uccellino volarmi dritto incontro, come volesse arrivare prima di me e riparare in casa. Finisco sorpreso di girare la maniglia e lui vira all’ultimo momento, va a posarsi sul davanzale della finestra accanto, già chiusa. Mi avvicino da dietro il vetro. Non scappa. È un canarino, con le piume tutte gonfie. Sembra un canarino bianco che è stato tinto di giallo da piccolo. Nel frattempo è cresciuto, e il giallo è rimasto solo qui e là, in cima alle piume, ma ormai va stingendo anche lì. Un uccellino canuto.

Mi guarda. Il canarino mi guarda. Guarda me con quel suo occhio laterale tondo e chiaro. Con quel suo occhio privo di sentimenti, privo di coscienza di sé. Eppure, senza bisogno di aprire il becco, con quell'occhio tondo e chiaro mi dice. Dice chiaro e tondo, e non mi sono sbagliato, dice nitidamente, inequivocabilmente, e lo dice in francese, con voce strozzata, dice: Mon cher grand fond Malampia!

Una folata, un frullo, è già scomparso.

Oggi il frigorifero era vuoto e sono sceso a prendere un kebab dal turco della Sonnen. Non mangiavo un kebab da più di un anno, e dopo il primo morso mi sono ricordato subito perché: il kebab non mi piace. Per non portare in casa il fagotto sgocciolante Kräutersosse, che vorrebbe dire salsa alle erbe ma si traduce con yogurt e aglio, ho bighellonato avanti e indietro nella via, sotto le compagne dell’acacia che dà sul mio cortile.

All’altezza del numero cinque c’era un foglio attaccato al muro con lo scotch:

"Gelber, süßer, kleiner Vogel in meiner Wohnung. Vermisst Du Deiner?"*

*Uccellino giallo, tenerissimo, mi è entrato in casa. È il tuo? 




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22 agosto 2009

Il vicino migliore è quello in fuga dai creditori

La famiglia ex-jugo che abita dall’altra parte del pianerottolo è composta da un’anziana madre obesa e dal figlio obeso di età indefinibile. Trent’anni? Cinquanta? Spesso gira per casa anche una ragazza che ha l’aria di una che ha pianificato da tempo la sua fuga a Los Angeles insieme a Zac Efron e credo faccia da badante alla donna. A volte sento le due voci femminili insieme nel bagno, attraverso la parete sottile che divide il loro dal mio. La donna guaisce flebile, invia giaculatorie di afflizione cosmica a qualche santo ex-jugo, poi all’improvviso inveisce sommessa, minaccia bieca, raccoglie rumorosamente del muco dalla gola ed espettora come dovesse liberarsi da un grosso rospo viscido che non ne vuole saperne di lasciare la cara palude fangosa della sua laringe. La ragazza ammansisce, rimbrotta, cerca di acquietare.

Ogni tanto dalla finestra aperta del soggiorno esce una canzone d’amore sdolcinata, gorgheggi sofferenti dalle coloriture balcaniche, e la ragazza ci miagola sopra le parole che ricorda. Una volta che ero via ha accettato per me un pacco da un corriere. Quando sono andato a suonarle il campanello con il mio avviso in mano, dopo una manciata di secondi di silenzio sospeso e un fugace cambio di luce nello spioncino, dietro la porta chiusa si è levata una frase rassicurante della ragazza, quindi è esploso un canaio. Urla della donna, un violento attacco di tosse, un rospo particolarmente duro da scaracchiare. Poi la ragazza ha aperto, ha gridato qualcosa in tono rassicurante dietro la spalla, mi ha sorriso, ha gridato qualcosa in tono rassicurante dietro la spalla, mi ha salutato, ha gridato qualcosa in tono rassicurante dietro la spalla, mi ha dato il pacco e ha richiuso gridando qualcosa in tono rassicurante dietro la spalla. Quando la incontro sulle scale, è l’unica della famiglia che mi saluta. Spero che Zac non le darà troppi dispiaceri.

Se sulle scale incontro la donna, lei mi guarda fisso negli occhi, ansimante per lo sforzo di salire o scendere i gradini, con lo sguardo di chi non si capacita che io abbia la sfacciataggine inaudita di essere più giovane e meno malmesso di lei. Kartch, salve. Donna, sguardo torvo. Kartch, sorriso. Donna, sguardo torvo. Kartch, già, be’, buona giornata. Donna, attacco di tosse convulsa. Se sulle scale incontro il figlio, lui gira la testa dall’altra parte. Kartch, buongiorno. Figlio, non pervenuto.

A volte la donna esce sul balcone a fumare una sigaretta. Ha un grande fazzoletto annodato in testa, si mette a fianco del vaso di gerani carminio e intanto vaglia in basso nel cortile il punto in cui di lì a poco getterà il mozzicone ancora acceso. Ogni tanto due o tre amici – mai uno solo – vengono a trovare il figlio. Lui non li fa mai salire in casa, ma li raggiunge in strada. Lì aprono la macchina parcheggiata, accendono l’autoradio e rimangono a parlare così, al disopra del tettuccio, ognuno davanti a una portiera aperta, con un piede appoggiato sul predellino. Fumano, ridono, e perlopiù mi pare che prendano per il culo il figlio obeso, probabilmente perché è obeso.

Da qualche giorno le finestre degli ex-jugo sono chiuse, tranne lo sportello della dispensa che hanno lasciato semiaperto. Di notte le luci rimangono spente. Ieri dopo un prolungato andirivieni di passi e remoti scampanellii e confabulazioni soffocate sul pianerottolo mi suonano alla porta. Sono sbiancato pensando a un inusitato ritorno del mio personale aguzzino della GEZ, ma poi ho preso il coraggio a due mani, mi sono detto che era improbabile si rifacesse vivo così presto e che, se anche fosse stato, peggio dell'altrieri non poteva finire. Perciò sono andato ad aprire.

Erano in due. Dietro, un ragazzone alto e biondo con una cartelletta rossa stretta al petto. Davanti, un uomo tarchiato e moro con una borsa floscia di pelle nera. Il moro mi tiene un rapidissimo, cortesissimo discorso. Mi scusi se la disturbiamo e compagnia bella lei è molto gentile eccetera non le ruberemo altro tempo e così via lei abita qui? In effetti. Non saprebbe se i suoi vicini sono in casa? Pardon?

Viene fuori che i due sono di una finanziaria e cercano di recuperare dei crediti, o qualcosa del genere.




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18 agosto 2009

Formaggino

È morta la vecchia del pianterreno. L’avevo vista un paio di volte nei mesi scorsi, un mattino a mondare i fiori secchi dai gerani sul balcone, un pomeriggio sulla porta di casa mentre ritirava una busta dalle mani del postino. Riflessi celesti nei riccioli grigi, occhiali d’osso, l’espressione disillusa di chi non si ricorda più che cosa sta aspettando – ma in realtà lo sa benissimo. L’avevo salutata come si deve – gut'ntag, gli angoli della bocca tirati meccanicamente, la breve astenia a comando della testa – ma lei aveva guardato dalla mia parte come fossi trasparente, finto di non sentirmi, tenuto le labbra serrate. Poi qualche notte fa, mentre legavo la bicicletta nel mio solito cantuccio saprofitico sotto la finestra della sua cucina, mi è caduto lo sguardo nel baratro nero dell'appartamento, e ho realizzato che erano settimane che lì dentro non vedevo più segni di vita.

Da allora, quando mi capita di tornare a casa tardi, mentre lego la bicicletta nel golfo di ombre del cortile, mi si drizzano i peli sulla nuca. Mi sembra che dai fondali inabitati di quelle stanze spente qualcosa mi stia osservando. Due occhi immersi nell’abisso torbido che inizia lì, un passo dopo i vetri. Apro il lucchetto e faccio finta di niente. Mi piego a infilare la catena tra i raggi e sento la pressione gelida dello sguardo malevolo sulle spalle. Passo la catena dietro il palo di alluminio e alzo la testa a sbirciare verso le finestre del soggiorno. È da lì che mi stanno scrutando? È dalla trincea di cemento nella loggia ad archi del balcone, tra i gerani ormai stecchiti? O è proprio qui sopra di me, nella cucina che so arredata con mobili di formica opaca? Armeggio nervosamente intorno al lucchetto. La chiave, tipicamente, rimane incastrata. La strattono irritato, mi irrigidisco. È paura. Devo avere scambiato i cespugli bui del cortile per la selva oscura, mi prendo in giro. Ma non ci sono giustificazioni, è proprio paura. Ho quarantadue anni, non credo nella vita dopo la vita e ho paura che dall’appartamento della vecchia morta uno spettro mi stia guardando. Un fantasma – di un uomo? di un uomo! – che mi osserva maligno. Che vorrebbe farmi del male.

Come fossi un giapponese qualunque.




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15 agosto 2009

Le forze del male

Quando il gioco si fa duro, bisogna evocare un nemico vago e spaventoso e poi prendersela col più debole. Dopotutto, W. Bush così ci ha campato due mandati.




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14 agosto 2009

Bambini arcobaleno

L'ennesimo studio (università di Bamberg) dimostra che ai bambini cresciuti con genitori dello stesso sesso non va meglio o peggio che agli altri. Il ministro della giustizia tedesco - non quello delle "pari opportunità"! - Brigitte Zypries sostiene ora il pieno diritto di adozione alle coppie omosessuali.




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10 agosto 2009

Germoglia in un vaso una rosa

Foglia a foglia la spio




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